Paradosso
storico: ogni volta che afferro uno scopone per pulire casa, mi assale lo
scomodo pensiero di Ottavia, intenta a ripulire da cima a fondo la propria abitazione
di Pompei, il pomeriggio del 24 agosto del 79 a.C.
Fra una
sigaretta e l’altra mi concedo qualche ‘pausa vita’.
Le certezze dell’ignoranza
un tempo erano commoventi, ora sono inaccettabili.
Adoravo le
stoffe plissettate. Ma non al punto da desiderare che la mia pelle le imitasse
così fedelmente!
Destino è una parola talmente grossa che sospetto
non sia riferita a me. Di me si starà certamente occupando un suo sicario.
Vivere una vita
permeata di senso estetico rende ancor più inaccettabile la volgarità del
declino.
Oggi, poco dopo
le 4,30, è nata A. “Welcome to the Hotel California”.
E’ tutto così
inessenziale, ma vivo di corsa come un mehari. C’è qualcosa di evidente che mi
sfugge.
E se il mio
tempo avesse un’eiaculazione precoce?
Il prurito è una bella condizione, forse la migliore, perché non
ti consente di sospendere l’attenzione.
Deve
essere davvero molto giovane: non si guarda ancora alle spalle...
Vivo in
periferia. Sono sfuggita al frastuono del centro.
Sfoglio con
rabbia le pagine gialle alla ricerca di un chirurgo estetico che accentui il lifting ai ricordi.
Trilla
continuamente qualcosa: la suoneria del cellulare, il campanello della porta,
un fax, un sms o il timer del forno.
Solo il destino ti piomba in casa senza nemmeno un jingle d’avvertimento.
Ognuno pensa di
te ciò che gli serve a ribadire sé stesso.
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