Vivere credendoci, come ho sempre fatto, è una grossolana caduta di stile.
Ero come un ‘piego di libri’. Per spedirmi in qualsiasi direzione bastavano pochi centesimi di affetto.
Lo specchio, allegoria della visione esatta? Ma se è costretto a sua volta a fidarsi dei nostri occhi!
Apuleio sentenziò: “lo specchio riflette un’immagine sempre coetanea di chi la contempla” . E noi, anziché circondarci di questo fedele riflesso, tappezziamo le case di frustranti polaroid della memoria.
Che belli quegli anni! (nulla mi appagava, ero irrequieta per default). Fu una vacanza meravigliosa! (lui passò tutto il tempo a corteggiare quella turista ed io a rodermi l’anima). La serata più divertente degli ultimi anni! (mai sentita tanto sola come quella volta in mezzo a degli amici) . O la memoria è il chirurgo plastico più affidabile, o il pensiero la più abile delle Sherazade. Potendo contare solo su di loro per avere una storia, mi domando cosa sarà di me quando dovrò accettare che gli zecchini piantati nel campo dei miracoli non mi restituiscano neppure il già esiguo capitale iniziale.
Se basta un attimo per fare un destino, chi mi dice che il mio non si sarebbe espresso al meglio nell’ora legale che mi hanno rubato stanotte?
L’unica cosa di cui incolpo gli uomini è di avermi aperto gli occhi su di loro e avermi precluso per sempre la capacità di amarli quanto fui in grado di fare in quegli anni di miopia assoluta.
Sono in corsa, vedo perfettamente il traguardo indesiderato a fine pista, tutto mi suggerisce di scartare di lato e ogni mattina indosso con rinnovata allegria le scarpe da jogging. Boh.
Nessun commento:
Posta un commento