IL BISCOTTO NATO CON LA CAMICIA
Al convegno di marketing applicato alla
gastronomia, al momento della discussione sull'imprescindibilità di dotarsi di
un copy-writer d'eccezione, foss'anche un tantino prolisso, si registrò il
tutto esaurito.
Togo ed africa furono prudentemente relegati
nelle ultime file, sorvegliati a vista dalle forze dell’ordine; alcuni cuneesi
già alticci dovettero essere trattenuti a forza lontano dal palco; le prime
file, riservate ad eleganti e spocchiosi baci di dama, erano le
più ammirate; macine e frollini, mattinieri e curiosi, sedevano
appena dietro di loro.
Il resto della sala era stipato di pavesini
e savoiardi, zuppi per lo scroscio di pioggia che li aveva appena colti
per strada, mentre longilinee e vocianti lingue di gatto si assiepavano
lungo i corridoi.
Gl’immancabili crumiri erano
riusciti a scavalcare il cordone all’ingresso e ora ambivano a occupare i pochi
posti vacanti.
Mentre amaretti e zuccherini rimarcavano
ancora una volta la propria incompatibilità litigando animatamente, dal palco il wafer, relatore fragile e indeciso, sfogò tutta la propria
invidia in una relazione circostanziata sul tema: “Quella gran culo della madeleine”.
I VITIGNINI DI MONTALBANO
Ugolino Notardomenico, un giovanotto picolit, brunello e ancora assai
prosecco, risalì moio moio in massarda, mentre i genitori intrattenevano la
forastera siculiana al fiano di sotto.
Prese una segesta e se ne stette
pensieroso, ignorando che, termeno un mesolone dopo, donna Camilla,
signora solopaca ma ai suoi occhi incredibilmente soave, che lui era
solito guardare corvo ( mancandogli ancora il corregio di rivelarle ciò che aveva
savuto da quel gaglioppo di Pinot), lo avrebbe pigato lei stessa di ieracare un
mamertino con lei.
Un grignolino amarone gli arricciò le labbra, mentre
un groppello gli provocò una lacrima che lo portò a scordare enfer il caldaro e
la gallura che dall’albana lo avvoltore tutto.
Prima pensò di farsi la barbera,
poi di camminare un po’ per le champagne con la sua cagnina Fara, un trovatello
montepulciano ma tanto dolcetto; infine gli sembrò più sauvignon tenere
occupato il cerveteri rileggendo Alcamo.
Indossò il brachetto frappato
della festa e un magliocco leggero ‘Lagosta’ e, ghemme ghemme, nel nebbiolo
dovuto alla ribolla, polliò sugli scoglitti di Marsala con alcune cartizze e un
libricino verduzzo sotto l’arghilla.
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