domenica 21 settembre 2014

Biglietti per una cena

IL BISCOTTO NATO CON LA CAMICIA



Al convegno di marketing applicato alla gastronomia, al momento della discussione sull'imprescindibilità di dotarsi di un copy-writer d'eccezione, foss'anche un tantino prolisso, si registrò il tutto esaurito.
Togo ed africa furono prudentemente relegati nelle ultime file, sorvegliati a vista dalle forze dell’ordine; alcuni cuneesi già alticci dovettero essere trattenuti a forza lontano dal palco; le prime file, riservate ad eleganti e spocchiosi baci di dama, erano le più ammirate; macine e frollini, mattinieri e curiosi, sedevano appena dietro di loro.
Il resto della sala era stipato di pavesini e savoiardi, zuppi per lo scroscio di pioggia che li aveva appena colti per strada, mentre longilinee e vocianti lingue di gatto si assiepavano lungo i corridoi. 
Gl’immancabili crumiri  erano riusciti a scavalcare il cordone all’ingresso e ora ambivano a occupare i pochi posti vacanti. 
Mentre amaretti e zuccherini rimarcavano ancora una volta la propria incompatibilità litigando animatamente,  dal palco il  wafer, relatore fragile e indeciso, sfogò tutta la propria invidia in una relazione circostanziata sul tema: “Quella gran culo della madeleine.



I VITIGNINI DI MONTALBANO  

Ugolino Notardomenico, un giovanotto picolit, brunello e ancora assai prosecco, risalì moio moio in massarda, mentre i genitori intrattenevano la forastera siculiana al fiano di sotto. 

Prese una segesta e se ne stette pensieroso, ignorando che, termeno un mesolone dopo, donna Camilla,  signora solopaca ma ai suoi occhi incredibilmente  soave, che lui era solito guardare corvo ( mancandogli ancora il corregio di rivelarle ciò che aveva savuto da quel gaglioppo di Pinot),  lo avrebbe pigato lei stessa di ieracare un mamertino con  lei.

Un grignolino amarone gli arricciò le labbra, mentre un groppello gli provocò una lacrima che lo portò a scordare enfer il caldaro e la gallura che dall’albana lo avvoltore tutto.

Prima pensò di farsi la barbera, poi di camminare un po’ per le champagne con la sua cagnina Fara, un trovatello montepulciano ma tanto dolcetto; infine gli sembrò più sauvignon tenere occupato il cerveteri rileggendo Alcamo.

Indossò il brachetto frappato della festa e un magliocco leggero ‘Lagosta’ e,  ghemme ghemme, nel nebbiolo dovuto alla ribolla, polliò sugli scoglitti di Marsala con alcune cartizze e un libricino verduzzo sotto l’arghilla

Nessun commento:

Posta un commento